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Ravenna e la cultura ludica partecipata

 

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tema 25 maggio 2014

Tema - Liberiamo il gioco! - gli ostacoli al gioco all'aperto

Indagine esplorativa nelle scuole 2014

ostacoli al gioco all'aperto ingrandimento
ostacoli che impediscono di scegliere di giocare ingrandimento
ostacoli ostacoli
ostacoli al gioco ingrandimento
ostacoli oggi ingrandimento
dettagli di alcuni bigliettini scritti dai bambini/e sugli ostacoli al diritto al gioco all'aperto

Che cosa impedisce ai bambini e alle bambine di oggi di uscire dai luoghi al chiuso e andare a giocare all’aperto?
In questo paragrafo è riassunta e discussa l’indagine, nelle sue attività e risultati, operata nella scuola elementare (durante aprile maggio 2014) in fase di preparazione alla seconda edizione della Festa del Diritto al gioco di Ravenna, del 25 maggio 2014.
Il testo tratta di quanto è emerso di un percorso di attività svolte in 10 classi delle scuole elementari di Ravenna, precisamente la 4a, 4b e 4c della scuola Garibaldi; 3a e 4a della scuola Pascoli; 4a e 4b scuola Tavelli; 5b scuola Randi; 4b 4d della scuola Torre.
Percorsi frutto del lavoro di un team che ha beneficiato di un’intensa collaborazione progettuale e realizzativa tra componenti delle associazioni Lucertola Ludens, SeStante e Kirecò-Impronte.

Ma perché giocare all’aperto è importante?
Nella prima riflessione operata dal team, si è scelto di indagare sul gioco all’aperto per i suoi molteplici benefici poco goduti dalle odierne “generazioni in erba”.
Esso conduce più facilmente a relazioni nuove ed impreviste con gli altri/e, e l’ambiente (i luoghi cittadini artificialmente naturalizzati, quali il parco ed il giardino cittadino);avvenendo in situazioni abbastanza quotidiana, non programmate dall’adulto, incontrando amici ed amiche anche di età diverse, con cui si sceglie e più spesso si dibatte sul cosa giocare e sul come giocare il cosa, senza interferenza dell’adulto, e anche succede di vivere con tutto il suo impatto la dinamicità dell’interazione sociale, in prima persona.
I bambini/e apprendono sempre, se questo può contribuire a placare un’ansia del sistema educativo moderno; ed è il caso di andare a studiare un libricino che è passato inosservato ai più, frutto di una ricerca sociologica effettuata da Andy Sluckin, (Growing up in the playground - 1981), durante la ricreazione scolastica quando, essa ancora ed in prevalenza avveniva all’aperto, in cui si è domandato e dato risposta alla questione: Che cosa apprendono i bambini/e quando giocano? Cioè quali sono i problemi che i bambini/e imparano a risolvere stando tra loro, giocando.
Solitamente giocare all’aperto in questi ambienti è sinonimo di giocare con poco, gratuitamente e spesso il corpo è agito ed è il primo strumento ludico usato per giocare insieme, altre volte si gioca con ciò che si trova e raccoglie nell’ambiente esterno.
Anche quando si è costretti all’unica scelta possibile, come lo stare nella recinzione parco-giardino sotto vicino casa, c’è comunque la possibilità di scegliere di giocare qui o lì, sempre che non sia eccessivamente invadente l’adulto che vuole tutti/e raccolti in un punto, sotto i suoi occhi.
Condizioni base queste che permettono il nascere e mantenimento dei gruppi gioco spontanei, assolutamente una rarità da preservare ai giorni nostri.
Giocare all’aperto è tendenzialmente sempre più salutare che farlo al chiuso. E quando non è il buon senso a suggerire ciò lo sono le ricerche medico scientifiche che ne mettono in evidenza la necessità ed i benefici.
Nonostante queste ragioni conducano a supportare le opportunità per il gioco praticato cielo aperto, mai come nel nostro contesto socio-culturale ed urbano, tali necessità e desideri sono palesemente ostacolati.

Il contesto di lavoro dell’indagine
I dati trattati (le verbalizzazioni dei bambini/e, sintetizzati e raccolti su cartellone, ed alcune foto) riguardano il secondo incontro di laboratorio di un percorso fatto di tre sessioni.
Il laboratorio è centrato sulla promozione del Diritto al gioco (in specifico, ed in generale dei diritti dei bambini/e secondo quanto propone UNICEF Italia) ricorrendo al librettino “I diritti dei bambini in parole semplici”. Esiti attesi del laboratorio, assieme all’indagine, erano quelli di realizzare slogan e manifesti a promozione del Diritto al gioco, arricchendo la Festa di celebrazione della giornata mondiale del Diritto al gioco con una piccola esibizione.
Al team di lavoro/progetto dei laboratori è stato sin da subito interessato a scoprire il punto di vista dei bambini/e su di un problema che li riguarda molto da vicino e quotidianamente. Non si può dire che i nostri bambini/e non giochino, quello che si può contestare è la qualità dello stesso. E neanche si può affermare che la loro condizione di vita sia peggiore di quella delle precedenti generazioni. Le statistiche rivelano chiaramente come la mortalità infantile non sia mai stata così bassa. Ma la possibilità di vivere appieno la natura dell’infanzia quello è un dato incerto che per l’Italia soprattutto, viene condizionata dalla corrente cultura dell’iper protezione capace di creare veri danni educativi. Attraverso questa lettura si posso spiegare molte delle risposte date dai bambini/e. Come associazione Lucertola Ludens piace continuare a riportare a coscienza il Manifesto dei Diritti Naturali di bimbe e bimbi, di come inizialmente Gianfranco Zavalloni considerasse l’elenco come “i dieci diritti negati”, uno strumento con cui confrontarsi. Eppure, le stesse esperienze citate nel Manifesto rientrano in un pacchetto di un’agenzia educativa specializzata diventa alla moda; se sono opera di un’insegnante sono da richiamo; se diventano ipotesi per un genitore diventano paura del rischio. Rischio di che? Troppi adulti sono nell’oblio della propria memoria d’infanzia, che invece potrebbe bene confortare, consigliare, e soprattutto sostenere quella che le ricerche insegnano essere il vero ostacolo, quella del giudizio esterno: che cosa penseranno di me gli altri genitori se lascio mio figlio in strada a giocare, a sporcarsi le mani con il fango, ad arrampicarsi su di un albero.

GLI OSTACOLI AL GIOCO ALL'APERTO - dal punto di vista dei bambini/e

Qui di seguito si da lista di voci che sintetizzano l’inchiesta esplorativa fatta nelle classi scolastiche, cioè quali sono gli ostacoli che impediscono il giocare all’aperto dal punto di vista dei bambini e delle bambine. Alle voci sono state aggiunte delle spiegazioni, per dare senso compiuto ed univoco a quanto scoperto in classe.
Le voci erano state trascritte sulla colonna di un cartellone, l’altra colonna veniva lasciata momentaneamente libera, perché in essa si sarebbero raccolti gli ostacoli individuali da genitori e nonni (quando si riferivano alle loro memorie di infanzia).

LA SOLITUDINE NON-VOLONTARIA
Restare a giocare da soli, che sia nel parco, nel giardino o nel cortile sotto casa, prima o poi annoia e fa passare la voglia di giocare, anche se si sta facendo quello che si desidera. Si esce da soli e si spera di incontrare qualcuno che si conosce, ma poi si resta delusi. A volte si rinuncia a materializzare il desiderio prima ancora di uscire di casa.
A questo problema, rilevato in più o meno tutte le classi, si sono anche scambiate soluzioni piuttosto insolite, e veramente fantasiose, incuriosendo molto chi ascoltava.
Una bambina ha raccontato che per tenersi compagnia, lei si inventava un compagno di giochi immaginario, facendo finta di giocare al “teatro televisivo”: l’attività consiste nel guardare un programma di cartoni animati che bene si conosce, e poi di dare voce ai personaggi che si vedono sullo schermo, silenziando la televisione.
Avere pochi amici con cui giocare è un problema molo sentito, che ha reso solidale il gruppo classe con chi ha espresso quest’ostacolo. Non avendo fratelli o sorelle non si ha nessuno con cui giocare in casa come fuori casa, questo porta noia e tristezza.
Oppure “Alle volte sono in compagnia di amici/che, ma poi succede che gli altri fanno un gioco che non mi piace e allora è come se “si è in mezzo agli altri ma si è soli”.
Un problema può essere la timidezza: “Ci si sente troppo timorosi di giocare con chi non si conosce, di entrare a fare parte di un'altra squadra, allora si evita di giocare.”

Immagini di attività svolte durante il secondo incontro di laboratorio in classe che faceva focus sull'indagine
scrivere l'ostcolo ingrandimento
esporre agli altri quanto trovato in coppia ingrandimento
giocare è essenziale Roger Hart ingrandimento
tradurre in scenette gli ostacoli al gioco all'aperto ingrandimento

GLI IMPEGNI PERSONALI
Molti hanno lamentato che, a gioco avviato, capitava di doverlo sospendere, perché si doveva andare via a fare altro, ad esempio un corso di sport. Così anche se si desidera di continuare il gioco, si deve vivere la frustrazione di sospenderlo, per affrontare la questione della “costanza e disciplina, dell’impegno preso” nel frequentare il corso di X o Y sport o altro, altrimenti non si ottengono risultati attesi, o si rischia di restare esclusi dal team o competizione sportiva (tipico dell’attività sportiva concepita sul risultato, inteso come scopo supremo del competere).
Andare dal dottore per fare controlli è stata altra frequente causa che porta interruzione, impedimento al gioco.
Fare danza, piscina, calcio o altro sono attività che piacciono, ma anche che impediscono di andare a giocare perché altrimenti non si è ammessi nella squadra se non ci si allena costantemente.

L’INFLUENZA, LA MALATTIA
A questa voce spesso si sentono levare un coro di consensi e lamenti, anche se il gruppo, discutendo, dimostra buona coscienza della realtà delle cose: si è costretti a restare a casa anche dopo che la febbre non c’è più, per paura della caduta - che potrebbe peggiorare la situazione della malattia, anziché avviarsi verso la piena guarigione. In questi casi si devono trovare idee e giochi da fare in casa, per far passare il più piacevolmente possibile questo tempo considerato molto annoiante.

CONDIZIONI METEREOLOGICHE AVVERSE
Il freddo, la neve, la grandine, i fulmini, il vento. Per molti “il brutto tempo blocca” - in partenza - “il desiderio di uscire di casa”, ma non è per tutti così.
Dopo la pioggia, per alcuni si può andare a giocare fuori con delle eccezioni sancite dai genitori, ad esempio “si può andare là dove non c’è il fango”; oppure “si esce anche se piove, solo vestendosi bene con stivali ed impermeabile, indossando appropriati indumenti”.
E’ tendenzialmente la mamma che impedisce di uscire, il babbo è più favorevole.
Su questo punto la presenza in classe della maestra (che vive anche una condizione di mamma con figli/e) ha offerto la possibilità di ascoltare la posizione che rappresentata le tante mamme che, di fronte al meteo avverso, non fanno uscire di casa i bambini/e. Questo ha arricchito ulteriormente la discussione.
Il caldo eccessivo dell’estate, si deve restare all’ombra, in casa.

AIUTARE I GENITORI NEI SERVIZI DOMESTICI
Sono le richieste promosse dagli adulti ad essere supportati nei servizi in casa (tendenzialmente per aiutare la mamma, perché il babbo, qui, non è mai stato nominato) a pulire ed ri-ordinare.
Ma questa situazione appare solitamente con un carattere “flessibile” per tutti/e. La richiesta degli adulti non è mai stata descritta come assolutamente impositiva (cioè, tra le parti in causa c’è sempre la possibilità di accordarsi su cosa e come fare le cose, sul tempo di durata dell’impegno, su quando esse devono iniziare, mediando con la voglia di giocare) e poi molte delle attività piacciono ai bambini/e, anche se non per la maggioranza di loro.

LO SPAZIO DI GIOCO
Con esso si intende la mancanza di uno spazio libero sotto casa. Per molti dei bambini/e intervistati, aver un giardino sotto casa è considerato bello. Ma anche quando lo spazio c’è, comunque vi sono ostacoli al suo libero accesso. Infine è però sempre il genitore che decide.
Risulta più difficile da raggiungere quello spazio che è “oltre il giardino sotto casa”, come per il parco cittadino. Accade infatti che se il genitore è inabilitato (perché malato o fisicamente inabile), oppure perché egli non si fida della propria prole di mandare il figlio/a da solo/a al parco, allora questa chance si spreca. Dipende anche se il percorso per raggiungere il parco è considerato lontano; o pericoloso per la questione del traffico; o se il posto è frequentato da persone che non piacciono, di cui non c’è da fidarsi; se la bicicletta è rotta.
A molti bambini/e è purtroppo impedito realizzare piccole commissioni verso i negozi sotto casa. Altri possono giocare nel parcheggio solo se ci sono poche automobili.
Anche in questa circostanza è stato facile che si sia attivato il dibattito tra chi può e chi non può uscire di casa avendo genitori che acconsentono o meno, per i vari motivi sopra descritti.

I VESTITI NUOVI O PULITI
Se si hanno vestiti nuovi o costosi diventa difficile fare attività di gioco perché i genitori lo vietano. In questo caso e “se si è a casa - suggeriscono i compagni/e - bisogna andare a cambiarsi”, per indossare abiti adeguati all’attività.

FRATELLI O SORELLE più grandi o più piccoli
In casa accadono litigi con i fratelli o le sorelle più piccoli/e, e questo porta spesso che “la colpa” ricade “sempre e solo” sul più grande; ed una delle conseguenze è che poi si deve restare a casa.
Altre volte è perché ci si deve prendere cura dei piccoli che hanno altre esigenze rispetto ai bambini/e della classe, oppure perchè il loro modo di giocare dei piccoli non è interessante per i più grandi.
Magari succede che si ha tempo e voglia di giocare all’aperto, poi il disaccordo con i fratelli/sorelle nel cosa voler fare assieme, impedisce di materializzare questa possibilità, e se si resta soli con la propria scelta, e non si può uscire, o giocare diventa noioso perché si è da soli.
Gli impegni dei fratelli, come il fare i compiti, possono diventare un ostacolo: si deve attendere che l’altro li finisca, perché da soli non si può uscire.teatralizzare la ricrca sugli ostacoli ingrandimento

IMPEGNI ED INTERESSI DEGLI ADULTI
Gli adulti stessi, con i loro interessi incompatibili con i tempi esigenze desideri di gioco dei bambini/e, vengono riconosciuti come ostacoli invalicabili,ad esempio dei “babbi che vogliono vedere la partita di calcio in televisione”.

I VICINI DI CASA INSOPPORTABILI
Sono quei vicini di casa che si lamentano a qualsiasi orario del bambino/a che va in cortile a giocare. A questo si accompagna il senso di solitudine del bambino/a che vive costatando che non ha neanche i genitori che prendono la sua difesa. Altre volte è capitato di rilevare che esistono soggetti inconsapevoli della possibilità di appellarsi ad un regolamento condominiale, che comunque dovrebbe permettere il gioco all’aperto da un certo orario in poi.
Ma ci sono anche casi di bambini che si sono ribellati a questo tipo di imposizione posta dai vicini.
Succede anche che certi vicini impegnano parte del giardino comune per coltivazioni personali, così si deve “stare alla larga” da questo spazio.

MANCANZA DI IDEE
Ci può essere il desiderio e la possibilità dell’individuo di giocare all’aperto, ma l’assenza di idee di gioco induce il singolo/a a tornarsene a casa, per poi trovare nella televisione o nel video gioco altri stimoli di divertimento e passatempo.

RISCHI PERICOLI CONNESSI ALL’AMBIENTE NATURALE
Per chi abita in periferia o in campagna, l’esistenza dell’erba alta e di un’area selvatica vicino casa, porta con se il rischio di fare incontri indesiderati con una natura considerata pericolosa, come le bisce o vipere che spaventano o posso essere un serio pericolo.
Ma anche un ambiente esterno non adeguatamente pulito può impedirne la sua frequentazione.
LE API “Vivo molta paura quando vedo un’ape, perché sono stato punto in passato e mi condiziona molto psicologicamente anche adesso”
I FOSSI CON L’ACQUA “Sono pericolosi, e se poi ci ti è capitato di caderci dentro in passato (soprattutto senza sapere che l’acqua non era bassa), scopri che il fosso continua a farti paura anche dopo.
I SERPENTI “Dove vivo io la natura è abbastanza selvatica, e tra i cespugli possono nascondersi dei serpenti di campagna – non mordono e non sono velenosi ma fanno molta paura”.
FOGLIE BAGNATE A TERRA “Mi è capitato di passarci sopra, ed alto è il rischio di scivolare, soprattutto se non ci si presta dovuta attenzione.
IL FANGO ci si può scivolare, CACTUS (spine che si incarnano e non ci si accorge di averle), ZECCHE, INSETTI, POLLINE che suscita allergie.

COMPITI DI SCUOLA
A volte molto del tempo libero dei bambini/e viene consumato nel fare i compiti. Per alcuni di essi è riconosciuta come una fonte di piacere, per altri di disperazione. Discutendo sull’argomento sono emerse possibili strategie per rendere più gradevole ed interessante il fare i compiti, o per accorciare i tempi di svolgimento.

LE PUNIZIONI
Per comportarsi bene o come desidera l’adulto, una delle strategie dei “grandi” quella di trattare l’attività di gioco come “merce di scambio”, occasione di minaccia e/o ricatto: “”se non ti comporti bene non ti mando fuori a giocare”, oppure “prima finisci i compiti poi fuori a giocare”.
Questo tema ha fatto dibattere parecchio i bambini/e, tra chi diceva che la sua mamma non lo puniva mai e chi diceva che per imparare era necessaria la punizione, ma anche si incuriosiva sul modo con cui “la sua mamma” otteneva da lui le cose.
E’ certamente stata una sorpresa scoprire che si può relazionarsi con il genitore anche senza le punizioni. La cosa rimane una minoranza dei casi.

GLI IMPREVISTI
Sono le cose che capitano fuori programma e che non si possono evitare di fare, portando come conseguenza il bambino/a ad interrompere il gioco o a non avviarlo. Uno degli esempi riportati è “quando bisogna andare a prendere qualcuno alla stazione” - e i minori devono accompagnare l’adulto – “perchè non posso restare a casa da solo/a”.

LA STANCHEZZA
A volte si vorrebbe e anche si potrebbe giocare all’aperto, ma ci si sente troppo stanchi, e così si resta davanti la televisione.

I PERICOLI STRADALI
Per alcuni la strada da attraversare, o la strada in cui si vorrebbe andare a giocare sono ostacoli considerati impossibili da affrontare da soli. Altri riescono a giocare all’aperto ed in strada se essa è chiusa in un lato, o se c’è poco traffico e poche automobili parcheggiate.

I LITIGI TRA COMPAGNI/E DI GIOCO
Quando si litiga ci si arrabbia, si perde tempo, e si diventa sgarbati arrivando a non volere più giocare assieme, almeno per il tempo che si resta arrabbiati.
Il litigio tra compagni di gioco può portare all’esclusione di qualcuno. Questo è stato letto come una mancanza di solidarietà tra amici/che.
Ma succede anche che “Dopo avere litigato può comportare che si ha voglia di stare da soli”.
Un problema serio è l’esclusione dal gioco: “perché qualcuno non ti vuole fare parte del gruppo”, sono quelle cattiverie in cui il rancore per un torto subito si fa ripagare alla prima occasione buona, esercitando il potere di influenza che uno ha sugli altri (diventare leder di un gioco e questo comporta anche il potere di influenzare le decisioni su chi accettare o meno nel gioco.

GENITORI CHE NON SI FIDANO DI NOI A LASCIARCI SOLI A CASA
“Succede che mamma deve usciere, come ad esempio andare a prendere i parenti alla stazione, ed io non posso restare da sola, e devo seguire la mamma anche se vorrei restare in cortile e continuare il mio gioco”. L’ostacolo non è l’imprevisto (come viene in prima istanza identificato dal bambino/a), ma il vero problema – scoperto attraverso il dibattito tra voci differenti - è il genitore che non si fida a lasciare il figlio/a a casa senza sorveglianza; o al massimo permettere l’assenza di supervisione solo per brevissimo tempo. Genitori che non si fidano della capacità di auto-gestione della prole o di possibili malintenzionati che potrebbero aggirarsi nei paraggi di casa.
Genitori che non ti permettono di concentrarti nel gioco, perché “ti chiamano ogni due minuti” per accertarsi dove se e cosa fai.

ESTRANEI, NON CONOSCENTI, PERSONE DI CUI NON CI SI PUO’ FIDARE
“Sono quelle persone in strada che potrebbero farti del male”. “Bisogna fare attenzione agli estranei che fanno domande. Anche se personalmente non è mai successo”, “sospetti finti poveri”. Giudizio e pre-giudizio ci portano a pensare male di persone che magari non sono per niente offensive. C’è differenza di significato tra diffidenza e pre-cauzione, sono diverse le modalità di comportamento. Chi veicola questi pregiudizi e come nascono i pregiudizi?
La cultura mass mediatica ha reso accessibile l’informazione a tutto tondo e con essa l’incertezza, le cose, qualsiasi cosa, sono e sono il contrario di quello che sono, valutare e decidere è più complesso.

lettera ostcoli ingrandimento lettera ingrandimento lettera ingrandimento lettera ingrandimento
lettere scritte dai bambini/e sulla base di quanto raccontato dai genitori o nonni/e rispetto al quali fossero gli ostcoli che impedivano alla generazione precedente di giocare all'aperto


IERI: I RACCONTI RACCOLTI DAI NONNI
La dove c’era tempo ed ulteriore vigile attenzione del gruppo classe, si sono anche esplorati alcuni racconti che dei bambini/e hanno raccolto dai genitori o nonni, ponendo loro la domanda di ricerca: “quando voi eravate bambini/e quali generi di ostacoli vi impedivano di andare a giocare all’aperto?”. Questo ha dato adito a scrivere nuovi ostacoli nella colonna del cartellone intitolata con IERI. Altre volte, dove c’era interesse a farlo, si è lasciata questa possibilità alla maestra.
Nuovi tipi di ostacoli, appartenenti ad un periodo e contesto storico diverso da quello che vivono i bambini di oggi, sono emersi e ciò ha dato la possibilità di esplorare come diversa era la vita una o due generazioni fa.

OSTACOLI delle infanzie di ieri:
- la mancanza di tempo libero, perché si doveva lavorare per necessità per portare qualche soldo in più alla famiglia povera;
- la guerra, che impediva di giocare all’aperto o perché all’aperto si potevano trovare pericolosi residui bellici;
- la presenza di un natura ostile, con animali ed insetti nocivi, questo era verso soprattutto per coloro che vivevano prevalentemente in campagna, in montagna, dei pressi del bosco;
- orari scolastici che prendevano tutta la giornata e poi c’era la frequentazione di una disciplina sportiva fino a sera. Il buio chiudeva il proprio tempo libero in casa;
- la presenza nelle vicinanze di casa di adulti inaffidabili perché ubriachi, che potevano disturbare i minori di età;
- castighi ricatti punizioni degli adulti, che usavano il gioco come strumento improprio per l’educazione;
- punizioni fisiche violente, che portavano la conseguenza di avere parti del corpo doloranti (bacchettate sulle dita) che impedivano di giocare;
- ambiente esterno inospitale, troppo selvatico, che nascondeva pericoli inattesi (erba alta, che nascono radici);
- prendersi cura dei fratelli sorelle più piccole.
Liberiamo il gioco! - gli ostacoli al gioco all'aperto - diritto al gioco

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tema 25 maggio 2014

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ostacoli al gioco all'aperto ingrandimento
ostacoli che impediscono di scegliere di giocare ingrandimento
ostacoli ostacoli
ostacoli al gioco ingrandimento
ostacoli oggi ingrandimento
dettagli di alcuni bigliettini scritti dai bambini/e sugli ostacoli al diritto al gioco all'aperto

Che cosa impedisce ai bambini e alle bambine di oggi di uscire dai luoghi al chiuso e andare a giocare all’aperto?
In questo paragrafo è riassunta e discussa l’indagine, nelle sue attività e risultati, operata nella scuola elementare (durante aprile maggio 2014) in fase di preparazione alla seconda edizione della Festa del Diritto al gioco di Ravenna, del 25 maggio 2014.
Il testo tratta di quanto è emerso di un percorso di attività svolte in 10 classi delle scuole elementari di Ravenna, precisamente la 4a, 4b e 4c della scuola Garibaldi; 3a e 4a della scuola Pascoli; 4a e 4b scuola Tavelli; 5b scuola Randi; 4b 4d della scuola Torre.
Percorsi frutto del lavoro di un team che ha beneficiato di un’intensa collaborazione progettuale e realizzativa tra componenti delle associazioni Lucertola Ludens, SeStante e Kirecò-Impronte.

Ma perché giocare all’aperto è importante?
Nella prima riflessione operata dal team, si è scelto di indagare sul gioco all’aperto per i suoi molteplici benefici poco goduti dalle odierne “generazioni in erba”.
Esso conduce più facilmente a relazioni nuove ed impreviste con gli altri/e, e l’ambiente (i luoghi cittadini artificialmente naturalizzati, quali il parco ed il giardino cittadino);avvenendo in situazioni abbastanza quotidiana, non programmate dall’adulto, incontrando amici ed amiche anche di età diverse, con cui si sceglie e più spesso si dibatte sul cosa giocare e sul come giocare il cosa, senza interferenza dell’adulto, e anche succede di vivere con tutto il suo impatto la dinamicità dell’interazione sociale, in prima persona.
I bambini/e apprendono sempre, se questo può contribuire a placare un’ansia del sistema educativo moderno; ed è il caso di andare a studiare un libricino che è passato inosservato ai più, frutto di una ricerca sociologica effettuata da Andy Sluckin, (Growing up in the playground - 1981), durante la ricreazione scolastica quando, essa ancora ed in prevalenza avveniva all’aperto, in cui si è domandato e dato risposta alla questione: Che cosa apprendono i bambini/e quando giocano? Cioè quali sono i problemi che i bambini/e imparano a risolvere stando tra loro, giocando.
Solitamente giocare all’aperto in questi ambienti è sinonimo di giocare con poco, gratuitamente e spesso il corpo è agito ed è il primo strumento ludico usato per giocare insieme, altre volte si gioca con ciò che si trova e raccoglie nell’ambiente esterno.
Anche quando si è costretti all’unica scelta possibile, come lo stare nella recinzione parco-giardino sotto vicino casa, c’è comunque la possibilità di scegliere di giocare qui o lì, sempre che non sia eccessivamente invadente l’adulto che vuole tutti/e raccolti in un punto, sotto i suoi occhi.
Condizioni base queste che permettono il nascere e mantenimento dei gruppi gioco spontanei, assolutamente una rarità da preservare ai giorni nostri.
Giocare all’aperto è tendenzialmente sempre più salutare che farlo al chiuso. E quando non è il buon senso a suggerire ciò lo sono le ricerche medico scientifiche che ne mettono in evidenza la necessità ed i benefici.
Nonostante queste ragioni conducano a supportare le opportunità per il gioco praticato cielo aperto, mai come nel nostro contesto socio-culturale ed urbano, tali necessità e desideri sono palesemente ostacolati.

Il contesto di lavoro dell’indagine
I dati trattati (le verbalizzazioni dei bambini/e, sintetizzati e raccolti su cartellone, ed alcune foto) riguardano il secondo incontro di laboratorio di un percorso fatto di tre sessioni.
Il laboratorio è centrato sulla promozione del Diritto al gioco (in specifico, ed in generale dei diritti dei bambini/e secondo quanto propone UNICEF Italia) ricorrendo al librettino “I diritti dei bambini in parole semplici”. Esiti attesi del laboratorio, assieme all’indagine, erano quelli di realizzare slogan e manifesti a promozione del Diritto al gioco, arricchendo la Festa di celebrazione della giornata mondiale del Diritto al gioco con una piccola esibizione.
Al team di lavoro/progetto dei laboratori è stato sin da subito interessato a scoprire il punto di vista dei bambini/e su di un problema che li riguarda molto da vicino e quotidianamente. Non si può dire che i nostri bambini/e non giochino, quello che si può contestare è la qualità dello stesso. E neanche si può affermare che la loro condizione di vita sia peggiore di quella delle precedenti generazioni. Le statistiche rivelano chiaramente come la mortalità infantile non sia mai stata così bassa. Ma la possibilità di vivere appieno la natura dell’infanzia quello è un dato incerto che per l’Italia soprattutto, viene condizionata dalla corrente cultura dell’iper protezione capace di creare veri danni educativi. Attraverso questa lettura si posso spiegare molte delle risposte date dai bambini/e. Come associazione Lucertola Ludens piace continuare a riportare a coscienza il Manifesto dei Diritti Naturali di bimbe e bimbi, di come inizialmente Gianfranco Zavalloni considerasse l’elenco come “i dieci diritti negati”, uno strumento con cui confrontarsi. Eppure, le stesse esperienze citate nel Manifesto rientrano in un pacchetto di un’agenzia educativa specializzata diventa alla moda; se sono opera di un’insegnante sono da richiamo; se diventano ipotesi per un genitore diventano paura del rischio. Rischio di che? Troppi adulti sono nell’oblio della propria memoria d’infanzia, che invece potrebbe bene confortare, consigliare, e soprattutto sostenere quella che le ricerche insegnano essere il vero ostacolo, quella del giudizio esterno: che cosa penseranno di me gli altri genitori se lascio mio figlio in strada a giocare, a sporcarsi le mani con il fango, ad arrampicarsi su di un albero.

GLI OSTACOLI AL GIOCO ALL'APERTO - dal punto di vista dei bambini/e

Qui di seguito si da lista di voci che sintetizzano l’inchiesta esplorativa fatta nelle classi scolastiche, cioè quali sono gli ostacoli che impediscono il giocare all’aperto dal punto di vista dei bambini e delle bambine. Alle voci sono state aggiunte delle spiegazioni, per dare senso compiuto ed univoco a quanto scoperto in classe.
Le voci erano state trascritte sulla colonna di un cartellone, l’altra colonna veniva lasciata momentaneamente libera, perché in essa si sarebbero raccolti gli ostacoli individuali da genitori e nonni (quando si riferivano alle loro memorie di infanzia).

LA SOLITUDINE NON-VOLONTARIA
Restare a giocare da soli, che sia nel parco, nel giardino o nel cortile sotto casa, prima o poi annoia e fa passare la voglia di giocare, anche se si sta facendo quello che si desidera. Si esce da soli e si spera di incontrare qualcuno che si conosce, ma poi si resta delusi. A volte si rinuncia a materializzare il desiderio prima ancora di uscire di casa.
A questo problema, rilevato in più o meno tutte le classi, si sono anche scambiate soluzioni piuttosto insolite, e veramente fantasiose, incuriosendo molto chi ascoltava.
Una bambina ha raccontato che per tenersi compagnia, lei si inventava un compagno di giochi immaginario, facendo finta di giocare al “teatro televisivo”: l’attività consiste nel guardare un programma di cartoni animati che bene si conosce, e poi di dare voce ai personaggi che si vedono sullo schermo, silenziando la televisione.
Avere pochi amici con cui giocare è un problema molo sentito, che ha reso solidale il gruppo classe con chi ha espresso quest’ostacolo. Non avendo fratelli o sorelle non si ha nessuno con cui giocare in casa come fuori casa, questo porta noia e tristezza.
Oppure “Alle volte sono in compagnia di amici/che, ma poi succede che gli altri fanno un gioco che non mi piace e allora è come se “si è in mezzo agli altri ma si è soli”.
Un problema può essere la timidezza: “Ci si sente troppo timorosi di giocare con chi non si conosce, di entrare a fare parte di un'altra squadra, allora si evita di giocare.”

Immagini di attività svolte durante il secondo incontro di laboratorio in classe che faceva focus sull'indagine
scrivere l'ostcolo ingrandimento
esporre agli altri quanto trovato in coppia ingrandimento
giocare è essenziale Roger Hart ingrandimento
tradurre in scenette gli ostacoli al gioco all'aperto ingrandimento

GLI IMPEGNI PERSONALI
Molti hanno lamentato che, a gioco avviato, capitava di doverlo sospendere, perché si doveva andare via a fare altro, ad esempio un corso di sport. Così anche se si desidera di continuare il gioco, si deve vivere la frustrazione di sospenderlo, per affrontare la questione della “costanza e disciplina, dell’impegno preso” nel frequentare il corso di X o Y sport o altro, altrimenti non si ottengono risultati attesi, o si rischia di restare esclusi dal team o competizione sportiva (tipico dell’attività sportiva concepita sul risultato, inteso come scopo supremo del competere).
Andare dal dottore per fare controlli è stata altra frequente causa che porta interruzione, impedimento al gioco.
Fare danza, piscina, calcio o altro sono attività che piacciono, ma anche che impediscono di andare a giocare perché altrimenti non si è ammessi nella squadra se non ci si allena costantemente.

L’INFLUENZA, LA MALATTIA
A questa voce spesso si sentono levare un coro di consensi e lamenti, anche se il gruppo, discutendo, dimostra buona coscienza della realtà delle cose: si è costretti a restare a casa anche dopo che la febbre non c’è più, per paura della caduta - che potrebbe peggiorare la situazione della malattia, anziché avviarsi verso la piena guarigione. In questi casi si devono trovare idee e giochi da fare in casa, per far passare il più piacevolmente possibile questo tempo considerato molto annoiante.

CONDIZIONI METEREOLOGICHE AVVERSE
Il freddo, la neve, la grandine, i fulmini, il vento. Per molti “il brutto tempo blocca” - in partenza - “il desiderio di uscire di casa”, ma non è per tutti così.
Dopo la pioggia, per alcuni si può andare a giocare fuori con delle eccezioni sancite dai genitori, ad esempio “si può andare là dove non c’è il fango”; oppure “si esce anche se piove, solo vestendosi bene con stivali ed impermeabile, indossando appropriati indumenti”.
E’ tendenzialmente la mamma che impedisce di uscire, il babbo è più favorevole.
Su questo punto la presenza in classe della maestra (che vive anche una condizione di mamma con figli/e) ha offerto la possibilità di ascoltare la posizione che rappresentata le tante mamme che, di fronte al meteo avverso, non fanno uscire di casa i bambini/e. Questo ha arricchito ulteriormente la discussione.
Il caldo eccessivo dell’estate, si deve restare all’ombra, in casa.

AIUTARE I GENITORI NEI SERVIZI DOMESTICI
Sono le richieste promosse dagli adulti ad essere supportati nei servizi in casa (tendenzialmente per aiutare la mamma, perché il babbo, qui, non è mai stato nominato) a pulire ed ri-ordinare.
Ma questa situazione appare solitamente con un carattere “flessibile” per tutti/e. La richiesta degli adulti non è mai stata descritta come assolutamente impositiva (cioè, tra le parti in causa c’è sempre la possibilità di accordarsi su cosa e come fare le cose, sul tempo di durata dell’impegno, su quando esse devono iniziare, mediando con la voglia di giocare) e poi molte delle attività piacciono ai bambini/e, anche se non per la maggioranza di loro.

LO SPAZIO DI GIOCO
Con esso si intende la mancanza di uno spazio libero sotto casa. Per molti dei bambini/e intervistati, aver un giardino sotto casa è considerato bello. Ma anche quando lo spazio c’è, comunque vi sono ostacoli al suo libero accesso. Infine è però sempre il genitore che decide.
Risulta più difficile da raggiungere quello spazio che è “oltre il giardino sotto casa”, come per il parco cittadino. Accade infatti che se il genitore è inabilitato (perché malato o fisicamente inabile), oppure perché egli non si fida della propria prole di mandare il figlio/a da solo/a al parco, allora questa chance si spreca. Dipende anche se il percorso per raggiungere il parco è considerato lontano; o pericoloso per la questione del traffico; o se il posto è frequentato da persone che non piacciono, di cui non c’è da fidarsi; se la bicicletta è rotta.
A molti bambini/e è purtroppo impedito realizzare piccole commissioni verso i negozi sotto casa. Altri possono giocare nel parcheggio solo se ci sono poche automobili.
Anche in questa circostanza è stato facile che si sia attivato il dibattito tra chi può e chi non può uscire di casa avendo genitori che acconsentono o meno, per i vari motivi sopra descritti.

I VESTITI NUOVI O PULITI
Se si hanno vestiti nuovi o costosi diventa difficile fare attività di gioco perché i genitori lo vietano. In questo caso e “se si è a casa - suggeriscono i compagni/e - bisogna andare a cambiarsi”, per indossare abiti adeguati all’attività.

FRATELLI O SORELLE più grandi o più piccoli
In casa accadono litigi con i fratelli o le sorelle più piccoli/e, e questo porta spesso che “la colpa” ricade “sempre e solo” sul più grande; ed una delle conseguenze è che poi si deve restare a casa.
Altre volte è perché ci si deve prendere cura dei piccoli che hanno altre esigenze rispetto ai bambini/e della classe, oppure perchè il loro modo di giocare dei piccoli non è interessante per i più grandi.
Magari succede che si ha tempo e voglia di giocare all’aperto, poi il disaccordo con i fratelli/sorelle nel cosa voler fare assieme, impedisce di materializzare questa possibilità, e se si resta soli con la propria scelta, e non si può uscire, o giocare diventa noioso perché si è da soli.
Gli impegni dei fratelli, come il fare i compiti, possono diventare un ostacolo: si deve attendere che l’altro li finisca, perché da soli non si può uscire.teatralizzare la ricrca sugli ostacoli ingrandimento

IMPEGNI ED INTERESSI DEGLI ADULTI
Gli adulti stessi, con i loro interessi incompatibili con i tempi esigenze desideri di gioco dei bambini/e, vengono riconosciuti come ostacoli invalicabili,ad esempio dei “babbi che vogliono vedere la partita di calcio in televisione”.

I VICINI DI CASA INSOPPORTABILI
Sono quei vicini di casa che si lamentano a qualsiasi orario del bambino/a che va in cortile a giocare. A questo si accompagna il senso di solitudine del bambino/a che vive costatando che non ha neanche i genitori che prendono la sua difesa. Altre volte è capitato di rilevare che esistono soggetti inconsapevoli della possibilità di appellarsi ad un regolamento condominiale, che comunque dovrebbe permettere il gioco all’aperto da un certo orario in poi.
Ma ci sono anche casi di bambini che si sono ribellati a questo tipo di imposizione posta dai vicini.
Succede anche che certi vicini impegnano parte del giardino comune per coltivazioni personali, così si deve “stare alla larga” da questo spazio.

MANCANZA DI IDEE
Ci può essere il desiderio e la possibilità dell’individuo di giocare all’aperto, ma l’assenza di idee di gioco induce il singolo/a a tornarsene a casa, per poi trovare nella televisione o nel video gioco altri stimoli di divertimento e passatempo.

RISCHI PERICOLI CONNESSI ALL’AMBIENTE NATURALE
Per chi abita in periferia o in campagna, l’esistenza dell’erba alta e di un’area selvatica vicino casa, porta con se il rischio di fare incontri indesiderati con una natura considerata pericolosa, come le bisce o vipere che spaventano o posso essere un serio pericolo.
Ma anche un ambiente esterno non adeguatamente pulito può impedirne la sua frequentazione.
LE API “Vivo molta paura quando vedo un’ape, perché sono stato punto in passato e mi condiziona molto psicologicamente anche adesso”
I FOSSI CON L’ACQUA “Sono pericolosi, e se poi ci ti è capitato di caderci dentro in passato (soprattutto senza sapere che l’acqua non era bassa), scopri che il fosso continua a farti paura anche dopo.
I SERPENTI “Dove vivo io la natura è abbastanza selvatica, e tra i cespugli possono nascondersi dei serpenti di campagna – non mordono e non sono velenosi ma fanno molta paura”.
FOGLIE BAGNATE A TERRA “Mi è capitato di passarci sopra, ed alto è il rischio di scivolare, soprattutto se non ci si presta dovuta attenzione.
IL FANGO ci si può scivolare, CACTUS (spine che si incarnano e non ci si accorge di averle), ZECCHE, INSETTI, POLLINE che suscita allergie.

COMPITI DI SCUOLA
A volte molto del tempo libero dei bambini/e viene consumato nel fare i compiti. Per alcuni di essi è riconosciuta come una fonte di piacere, per altri di disperazione. Discutendo sull’argomento sono emerse possibili strategie per rendere più gradevole ed interessante il fare i compiti, o per accorciare i tempi di svolgimento.

LE PUNIZIONI
Per comportarsi bene o come desidera l’adulto, una delle strategie dei “grandi” quella di trattare l’attività di gioco come “merce di scambio”, occasione di minaccia e/o ricatto: “”se non ti comporti bene non ti mando fuori a giocare”, oppure “prima finisci i compiti poi fuori a giocare”.
Questo tema ha fatto dibattere parecchio i bambini/e, tra chi diceva che la sua mamma non lo puniva mai e chi diceva che per imparare era necessaria la punizione, ma anche si incuriosiva sul modo con cui “la sua mamma” otteneva da lui le cose.
E’ certamente stata una sorpresa scoprire che si può relazionarsi con il genitore anche senza le punizioni. La cosa rimane una minoranza dei casi.

GLI IMPREVISTI
Sono le cose che capitano fuori programma e che non si possono evitare di fare, portando come conseguenza il bambino/a ad interrompere il gioco o a non avviarlo. Uno degli esempi riportati è “quando bisogna andare a prendere qualcuno alla stazione” - e i minori devono accompagnare l’adulto – “perchè non posso restare a casa da solo/a”.

LA STANCHEZZA
A volte si vorrebbe e anche si potrebbe giocare all’aperto, ma ci si sente troppo stanchi, e così si resta davanti la televisione.

I PERICOLI STRADALI
Per alcuni la strada da attraversare, o la strada in cui si vorrebbe andare a giocare sono ostacoli considerati impossibili da affrontare da soli. Altri riescono a giocare all’aperto ed in strada se essa è chiusa in un lato, o se c’è poco traffico e poche automobili parcheggiate.

I LITIGI TRA COMPAGNI/E DI GIOCO
Quando si litiga ci si arrabbia, si perde tempo, e si diventa sgarbati arrivando a non volere più giocare assieme, almeno per il tempo che si resta arrabbiati.
Il litigio tra compagni di gioco può portare all’esclusione di qualcuno. Questo è stato letto come una mancanza di solidarietà tra amici/che.
Ma succede anche che “Dopo avere litigato può comportare che si ha voglia di stare da soli”.
Un problema serio è l’esclusione dal gioco: “perché qualcuno non ti vuole fare parte del gruppo”, sono quelle cattiverie in cui il rancore per un torto subito si fa ripagare alla prima occasione buona, esercitando il potere di influenza che uno ha sugli altri (diventare leder di un gioco e questo comporta anche il potere di influenzare le decisioni su chi accettare o meno nel gioco.

GENITORI CHE NON SI FIDANO DI NOI A LASCIARCI SOLI A CASA
“Succede che mamma deve usciere, come ad esempio andare a prendere i parenti alla stazione, ed io non posso restare da sola, e devo seguire la mamma anche se vorrei restare in cortile e continuare il mio gioco”. L’ostacolo non è l’imprevisto (come viene in prima istanza identificato dal bambino/a), ma il vero problema – scoperto attraverso il dibattito tra voci differenti - è il genitore che non si fida a lasciare il figlio/a a casa senza sorveglianza; o al massimo permettere l’assenza di supervisione solo per brevissimo tempo. Genitori che non si fidano della capacità di auto-gestione della prole o di possibili malintenzionati che potrebbero aggirarsi nei paraggi di casa.
Genitori che non ti permettono di concentrarti nel gioco, perché “ti chiamano ogni due minuti” per accertarsi dove se e cosa fai.

ESTRANEI, NON CONOSCENTI, PERSONE DI CUI NON CI SI PUO’ FIDARE
“Sono quelle persone in strada che potrebbero farti del male”. “Bisogna fare attenzione agli estranei che fanno domande. Anche se personalmente non è mai successo”, “sospetti finti poveri”. Giudizio e pre-giudizio ci portano a pensare male di persone che magari non sono per niente offensive. C’è differenza di significato tra diffidenza e pre-cauzione, sono diverse le modalità di comportamento. Chi veicola questi pregiudizi e come nascono i pregiudizi?
La cultura mass mediatica ha reso accessibile l’informazione a tutto tondo e con essa l’incertezza, le cose, qualsiasi cosa, sono e sono il contrario di quello che sono, valutare e decidere è più complesso.

lettera ostcoli ingrandimento lettera ingrandimento lettera ingrandimento lettera ingrandimento
lettere scritte dai bambini/e sulla base di quanto raccontato dai genitori o nonni/e rispetto al quali fossero gli ostcoli che impedivano alla generazione precedente di giocare all'aperto


IERI: I RACCONTI RACCOLTI DAI NONNI
La dove c’era tempo ed ulteriore vigile attenzione del gruppo classe, si sono anche esplorati alcuni racconti che dei bambini/e hanno raccolto dai genitori o nonni, ponendo loro la domanda di ricerca: “quando voi eravate bambini/e quali generi di ostacoli vi impedivano di andare a giocare all’aperto?”. Questo ha dato adito a scrivere nuovi ostacoli nella colonna del cartellone intitolata con IERI. Altre volte, dove c’era interesse a farlo, si è lasciata questa possibilità alla maestra.
Nuovi tipi di ostacoli, appartenenti ad un periodo e contesto storico diverso da quello che vivono i bambini di oggi, sono emersi e ciò ha dato la possibilità di esplorare come diversa era la vita una o due generazioni fa.

OSTACOLI delle infanzie di ieri:
- la mancanza di tempo libero, perché si doveva lavorare per necessità per portare qualche soldo in più alla famiglia povera;
- la guerra, che impediva di giocare all’aperto o perché all’aperto si potevano trovare pericolosi residui bellici;
- la presenza di un natura ostile, con animali ed insetti nocivi, questo era verso soprattutto per coloro che vivevano prevalentemente in campagna, in montagna, dei pressi del bosco;
- orari scolastici che prendevano tutta la giornata e poi c’era la frequentazione di una disciplina sportiva fino a sera. Il buio chiudeva il proprio tempo libero in casa;
- la presenza nelle vicinanze di casa di adulti inaffidabili perché ubriachi, che potevano disturbare i minori di età;
- castighi ricatti punizioni degli adulti, che usavano il gioco come strumento improprio per l’educazione;
- punizioni fisiche violente, che portavano la conseguenza di avere parti del corpo doloranti (bacchettate sulle dita) che impedivano di giocare;
- ambiente esterno inospitale, troppo selvatico, che nascondeva pericoli inattesi (erba alta, che nascono radici);
- prendersi cura dei fratelli sorelle più piccole.
- la mancanza di giocattoli
- la malattia e l’assenza di buone medicine potevano fare stare a casa per settimane e settimane chi era ammalato
- la presenza nell’ambiente di rifiuti, fossati e pozzi, luoghi scoscesi e ghiaiosi
- farsi male
- disturbo portato da altri bambini, che anche potevano sottrarre o rompere dei giochi
- le automobili in strada potevano essere un pericolo, perché si giocava più spesso in strada.
- le punizioni per avere preso brutti voti a scuola o per non essersi comportati bene in famiglia o con gli altri
- giochi pericolosi
- ragazzi più grandi che disturbavano i più piccoli, impedendogli di giocare tranquilli
- non sporcarsi, cadere, correre rischi per incontrare stare con gli altri- strutture di gioco “fai da te”, come le altalene improvvisate
- perdersi nell’ambiente, non ritrovarsi più e cominciare a provare paura ed ansia che ti fa passare la voglia di giocare

lettera

L’attività d’indagine, con tutti gli strumenti utilizzati, ha incontrato l’interesse delle insegnanti, molte volte definendo la stessa come una bella occasione per conoscere di più i singoli bambini/e, ascoltando i loro vissuti, mettendo alla prova e facendo conoscere ai docenti qualcosa che è stato riconosciuto come valido, da replicare, anche mettendo in evidenza un loro desiderio di saperne di più, la necessità di formazione nel settore dei Diritti

SINTESI: il tema 2014 - il primo incontro - il secondo incontro - il terzo incontro di laboratorio