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Ravenna e la cultura ludica partecipata

 

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lab scolastico secondo 2014

Descrizione del secondo incontro del percorso di tre incontri di laboratorio

Il secondo incontro di laboratorio a promozione del Diritto al gioco si apre con la rievocazione di quanto "costruito assieme" la volta precedente, facendo leva sulla memoria del gruppo classe (offrendo una prima occasione di espressione della propria opinione) e tenendo come riferimento il cartellone.

visione filmato this is me ingrandimento
tre cose
prendere appunti ingrandimento
 
confrontrsi in coppia ingrandimento
il confronto e gli appunti ingrandimento

LA VISIONE DEL VIDEO
Quindi l'attività prosegue con la visione del video THIS IS ME, che mostra bambini e bambine giocare in diversi luoghi del mondo, ricorrendo a tante e diverse modalità, corredato anche da una breve testimonianza di Roger Hart (famoso per il suo libro con l'Unicef sulla partecipazione - the participation ladder).
L'esperienza coinvolge molto la classe, piace ed emoziona, colpisce molto che vi siano bambini/e divarie culture ed etnie in mostra che giocano, piace il senso di armonia, gioia e felicità che ne scaturisce, e si vuole conoscere la traduzione dall'inglese delle brevi scritte e del messaggio del testimone; ed è anche con questo intento che il video viene rivisto. E' il momento per soffermarsi sul valore del gioco per i minori di età: attività essenziale - e non opzionale - per maturare e svilupparsi mentalmente, emozionalmente, fisicamente e socialmente.

IN SINTESI
Questa è la successione delle situazioni predisposte durante l’attività del secondo incontro del percorso di laboratorio centrato sull'inchiesta:
A - il confronto di coppia per definire una prima lista di ostacoli
B – la condivisione in classe per confrontarsi e meglio definire una lista degli ostacoli
C - la ricerca di soluzioni ai problemi attraverso la discussione (come si potrebbe superare gli ostacoli), ed il racconto dei genitori e/o nonni
D - il gioco del teatro di ricerca a piccoli gruppi o del mimo individuale
E – gli stereotipi e l’esperto risponde

* SITUAZIONE A: l’attività di coppia per l’identificazione degli ostacoli
Questa situazione di avvio dell’indagine esplorativa ha trovato i componenti delle classi molto interessati/e ed ha avuto una durata di non oltre dieci minuti. L’attività richiedeva di mettersi con il proprio compagno/a di banco e di listare almeno 3 possibili ostacoli che secondo i bambini/e gli impedivano di andare a giocare all’aperto. Per esigenze di disparità nel numero si sono costituiti anche dei terzetti.
Secondo un’autonoma organizzazione, nella coppia vi era sempre chi prendeva nota delle idee, scrivendo con frasi o singole parole chiave il tipo di ostacolo identificato. Per alcuni era importante cercare il maggior numero di tali ostacoli, arrivando a dieci e più (quasi si giocava il gioco della ricerca per il piacere di scoprirne di più, non era un competere con gli altri), per altri era importante arrivare o superare un pò il numero prestabilito dall’adulto.
Intanto si predisponeva un nuovo cartellone, che riportava due colonne, una intitolata OGGI e l’altra intitolata IERI.

* SITUAZIONE B: la volontaria condivisione agli altri/e della classe
Una volta che si è esaurito si tempo dato alla coppia per confrontarsi e trovare tre o più ostacoli che impediscono loro di andare a giocare all’aperto, si è chiesto a volontari di porsi di fronte al gruppo (solitamente era vicino la lavagna o alla LIM – dove era stato posto anche il cartellone), per esprimere una delle cose identificate - ed eventualmente raccontare una propria esperienza (anche per meglio esplicare il concetto stesso) - al resto del gruppo classe.
Questo ha permesso che molte persone diverse hanno avuto il loro turno di parola di fronte al gruppo.
L’impegno del volontario/a si esaurisce scegliendo un pennarello per trascrivere sul cartellone l’ostacolo di cui si è trattato (nella colonna definita con OGGI).

* SITUAZIONE C: le discussioni di gruppo, dibattendo dell’ostacolo e le possibili soluzioni
Solitamente, l’informazione portata dal volontario/a facilmente si può tradurre in stimolo al confronto, al dibattito con quanto altri hanno di simile o di diverso, se non opposto, da esprimere. E questo diventa anche possibile ingresso alla ricerca di soluzioni al problema.
Una situazione che ha fatto dibattere gli opposti è stata quella del “poter – per la minoranza dei casi - o non poter andare a giocare all’aperto anche con il cattivo tempo”; facendo emergere che ci sono genitori con posizioni molto diverse tra loro, che permettono o che non permettono alla prole di uscire con o dopo il cattivo tempo.
Questo ha portato a rivelare la natura complessa e contraddittoria che risiede dietro a certi “ostacoli”: “la mamma non mi manda fuori a giocare perché teme per la mia salute”, “lei sceglie di fare quello che è bene per me”, e “mia mamma invece mi dice di vestirmi bene, e poi posso andare fuori a giocare anche se nevica o piove in inverno”. Questa natura complessa dei problemi/ostacoli è a volte anche “mascherata”: si scopre che non è il maltempo il vero ostacolo ma è l’opinione del genitore nei confronti del maltempo, e forse anche nei confronti del giudizio esterno “come mi potrebbero giudicare gli altri adulti se lascio la mia prole fuori a giocare con la pioggia o il fango?”.
E’ indubbio che il dibattito su questi temi aumenta il potere del bambino/a in famiglia o con gli adulti in generale, le sue “possibilità di protagonismo”: il possesso di maggiori informazioni potrebbe diventare un potenziale che incrementa la sua contrattualità, o potere di influenzare le decisioni che – per lo meno nelle situazioni attraversate con l’inchiesta – hanno rivelato che sia sempre l’adulto a decidere.
Perciò l’indagine non si è fermata ad una raccolta di informazioni sui problemi, o su una loro migliore definizione. La natura educativa dell’intervento, ha anche condotto l’adulto-animatore ad attivare specifiche strategie per sollecitare il gruppo classe nella ricerca di possibili soluzioni al problema, a partire dalle proprie esperienze di bambino/a. Si è fatto questo soprattutto quando si notava “la solitudine involontaria” del singolo/a di fronte al problema.
E’ così che per alcune di queste situazioni descritte si è invitata la classe a trovare anche soluzioni possibili, accessibili, fattibili dal singolo/a, anche facendole aderire sul “caso”, su colui o colei che ha espresso lo stimolo.
Non sempre è stato possibili elaborare soluzioni vere.

concordarsi sulla storia ingrandimento esercitarsi teatralmente ingrandimento mettere in scena ingrandimento
Tre le fasi del gioco delle scenette:
1 - accordarsi tra pari su quale problema mettere in scena;
2 - fare le prove prima della performance, accordandosi e definendo ruoli e le azioni da mettere in sequenza;
3 - do avre creato un'arena improvvisata, a turno e a partire dal cerchio, ogni gruppetto mette in scena la propria storia;
4 - il pubblico osserva e poi esprime quale possa essere il problema che è stato rappresentat. Quindi si apre l'ideazione di possibili soluzioni; nonchè la convalida delle stesse

* SITUAZIONE D - IL GIOCO DEL TEATRO-Ricerca
La ricerca di soluzioni ai problemi (ostacoli al gioco) definiti dai bambini/e restituisce loro un ruolo da protagonisti della loro vita, con capacità di modificare la realtà che abitano, ha preso forma soprattutto nella fase successiva a quella dell’indagine verbale.
Nella proposta didattica si sono creati piccoli gruppi di attività chiedendo loro di mettere in scena uno degli ostacoli, scegliendo questo tra la lista trascritta sul cartellone.
Per ogni gruppetto, alla fase di preparazione della “scenetta” è succeduta quella dell’esposizione della stessa al resto della classe.
In tale contesto è stata fatta la richiesta rivolta a tutti/e gli spettatori di sia intuire quale degli ostacoli è stato messo in scena (qui si mette alla prova l’intelligibilità del messaggio espresso via teatro dagli attori) e anche di dare possibili soluzioni al problema.
Il gioco del teatro lo si è giocato anche attraverso il gioco del mimo: individualmente si sceglieva un ostacolo e lo si metteva in scena attraverso il mimo, gli altri dovevano indovinare di quale ostacolo di trattava.

* SITUAZIONE F - GLI STEREOTIPI/INGIUSTIZIE E L’ESPERTO DICE
di fronte a certi ostacoli si è informato il gruppo anche con un punto di vista nuovo ed esterno, quella trovata dagli esperti, o mostrata nel video THIS IS ME:
- giocare all’aperto anche quando piove ed è freddo, o nevica, è suggerito da pediatri e medici che hanno constatato con ricerche che, chi gioca all’aperto anche in condizioni meteorologiche considerate non opportune da alcuni genitori, sono uno stimolo a rinforzare il sistema immunitario, come risultato finale succede che le nuove generazioni si ammalano di meno;
- le punizioni usate per redimere comportamenti del minore di età ma che sono considerati non accettabili dal genitore (o dall’adulto in generale), non possono utilizzare il gioco ed il giocare come oggetto di contesa. Questo è in contrasto con il Diritto al gioco, che - come viene mostrato nel video THIS IS ME - è riconosciuto come “essenziale” e non “opzionale” per la crescita equilibrata armoniosa del minore di età, dal punto di vista fisico, mentale, emotivo, relazionale. Chiede ad un bambino di scegliere di fare i compiti o andare a giocare è come chiedere di scegliere tra il pane e l’acqua, entrambi sono beni necessari per la crescita equilibrata.
- la paura degli estranei è molte volta ingiustificata, troppo spesso è il riflesso di un modo di “strillare” dei mezzi di informazione di massa. Vi è una effettiva distorsione delle informazioni e percezioni locali: è vero, esistono eventi rari ed estremi - come la televisione narra e mostra - ma questo non deve necessariamente portare a limitazioni ulteriori delle restrizioni di movimento e di competenza nel decidere della prole. Queste paure sono ulteriormente amplificate dal fatto che ogni genitori si trova a valutare i rischi in forma individuale, di fronte ad un mass media che mostra in maniera diffusa e generalizzata l’informazione.

L’attività d’indagine, con tutti gli strumenti utilizzati, ha incontrato l’interesse delle insegnanti, molte volte definendo la stessa come una bella occasione per conoscere di più i singoli bambini/e, ascoltando i loro vissuti, mettendo alla prova e facendo conoscere ai docenti qualcosa che è stato riconosciuto come valido, da replicare, anche mettendo in evidenza un loro desiderio di saperne di più, la necessità di formazione nel settore dei Diritti

SINTESI: il tema 2014 - il primo incontro - il secondo incontro - il terzo incontro di laboratorio