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Diritti in gioco terzo 2017

Diritti in gioco - terzo incontro - 2017con la telecamera giocattolo ingrandimento

Il terzo incontro di laboratorio "Diritti in gioco" è quello in cui si manifesta il nucleo dell'intero intervento:
L’intervento di laboratorio ricomincia dalla rievocazione di quanto fatto nell’incontro precedente, ed il cartellone fatto nel primo incontro contribuisce a rievocare nonchè diventa supporto da arricchire con nuovi papunti per gli incontri successivi, con brevi frasi scritte rispetto a quanto fatto nel secondo incontro, e sulla base di questo si è aggiunto quanto verrà sviluppato nel terzo incontro. La rievocazione prende avvio da quanto il gruppo classe ricorda e i/le singoli/e sanno spiegare all’adulto, a sè e agli altri/e.
Il cartellone continua ad arricchirsi di nuovo testo, che spiega quanto sono le attività in programma, anche prendendo in considerazione proposte del gruppo classe o dati che erano sfuggiti all’adulto.

III incontro con la classe “vecchia” (che ha già svolto un laboratorio l’anno scorso)
due sono le cose importanti: le attività che “ruotano attorno” e che si “concentrano” sulla preparazione dell’uscita in strada/piazza per realizzare un’attività d’indagine ed intervista degli adulti da parte dei bambini/e, sul ruolo e modalità di fare il giornalista; ed anche il tema su cui si centra l’intervista, che è uno sviluppo di quanto fatto l’anno scorso. Il tema si è avviato con l'indagine interna sugli ostacoli al gioco (e il loro possibile superamento attraverso al problema che siano però risposte accessibili e realistiche ai “minori” stimolando la condivisione ed il confronto tra i bambini/e stessi/e) all’aperto, si è passati al considerare anche il tema dell’inclusione sociale, cioè ad allargare l’orizzonte mentale e della sensibilità umana spostando l’attenzione sulla questione di “come mai sia difficile raro vedere bambini/e con disabilità giocare nel parco?”, e sue possibili soluzioni accessibili/realistiche che i “minori” stessi possono operare dal loro punto di vista.

presentare il logo ingrandimento presentare il logo nuovo ingrandimento
presentare l'immagine che rappresenta inclusione ingrandimento presentare inclusione ingrandimento
rappresentare l'inclusione ingrandimento ingrandimento ingrandimento presentare l'ideazione ingrandimento
nuovo logo ideazione ingrandimento ideazione nuovo logo ingrandimento
logo ideazione ingrandimento
ideare un nuovo logo che abbia la cartteristica di essere simbolicamente più inclusivo di quello che attualmente rappresenta il progetto della Festa del progetto del diritto al gioco

Al terzo incontro di laboratorio si comincia a ben definire un obiettivo molto importante, che è possibile e doveroso cogliere per preparare “il/la giornalista in erba”, diventa quello di saper nominare/descrivere con maggior oculatezza tanto il problema che le sue soluzioni. Ciò si manifesta in una superiore ricchezza polisemantica, disponibilità del dizionario a disposizione, nonché di articolazione del pensiero, ed il tutto ruota attorno a poter raggiungere una superiore forma di comprensione del termine “inclusione sociale”.
Questo permetterà al gruppo classe, ed ai singoli/e, di elaborare domande più precise, più complesse, che centrano l’argomento, che diventa anche un saper cogliere il senso delle risposte che da la gente intervistata, nonché poter sostenere una eventuale discussione e confronto di opinioni con l’adulto stesso che si sta intervistando.
Queste tre diverse possibilità non saranno per tutti/e ugualmente colte.

Ricapitolando ed al fine di fare emergere il proprio ed altrui punto di vista (nonché quello di ciò che è “altro” o di esterno al gruppo classe) rispetto all’elaborazione personale e di gruppo del termine “inclusione” (su cui i/le giornalisti/e provetti/e hanno già avuto modo di fare esperienza e di prendere coscienza) si sono adottate diversificate modalità: come l’intervento racconto con Rosa (mamma di una bambina portatrice di disabilità), che solitamente e nel suo compiersi è anche diventato un rispondere alle curiosità dei bambini/e; oppure vedendo il video “come divertirsi al parco anche stando in carrozzella - parchi per tutti”; o anche con l’attività di visione di una raccolta di logo, simboli, immagini che rappresentano l’inclusione (ciò che altre organizzazioni hanno già elaborato per dichiararsi al mondo) e su di un loro funzionale e conseguente utilizzo per risolvere un problema concreto (e di cui si era già compreso il senso) quale il contribuire ad aggiornare il logo del progetto Festa del diritto al gioco di Ravenna, che diventa un avvincente attività di piccolo gruppo per ri-progettare un logo che esprima inclusione nel diritto al gioco (che in parole semplici esprima il giocare assieme, il divertirsi tutti al parco); come anche il ritornare a ragionare sul complesso a partire dall’esperienza diretta e dal vissuto del gruppo classe stesso, cioè dal rapporto con e tra i/le compagni/e di banco ristretto all’ambito del diritto al gioco (che spesso si traduce in un “quanto e come si è inclusivi nell’accettare l’altro genere nel gioco di soli maschi di sole femmine?”; oppure di che cosa fate, reagite, comportate quando siete stati/e escluse dal gioco? O che cosa fate, come reagite e comportate per farvi riaccettare nel gioco con altre persone?) che tutti/e almeno una volta hanno dovuto attraversare.

Per altre classi (come l’anno scorso) l’attività è stata focalizzata sulla scenetta, sulla teatralizzazione dell’ostacolo che impedisce ad un bambino ad una bambina portatrice di disabilità di accedere al gioco e/o al gioco all’aperto e/o svolto con gli altri/e. Una teatralizzazione dinamica, che anche prenda in considerazione lo sviluppo di forme di promozione della confidenza nel poter risolvere problemi che sembrano solo difficili, non proponibili ai bambini/e.

Il terzo incontro per questa classe ha portato la classe a spendere un ulteriore tempo nel completare la ri-progettazione del logo al fine di bene presentare agli altri/e la propria idea. Ciò ha comportato di spendere una ventina di minuti nel completare un’attività iniziata al primo incontro con la visione e discussione delle immagini raccolte in un PPP dal titolo “I colori dell’inclusione”, ed al secondo incontro nello spendere una buona ora nel visionare e selezionare immagini su fotocopie della stampa dello stesso PPP per incollarle su altro foglio per fare un assemblaggio di ciò che piaceva e che veniva deciso discusso nel piccolo gruppo di lavoro, quindi ogni gruppetto ha presentato la propria idea agli altri/e.
E nel momento di presentare agli altri/e il lavoro fatto nel piccolo gruppo, non per tutti/e è stato conseguente di avere una chiara visione di ciò che si era fatto materialmente, non per tutti era semplice parlare di un lavoro fatto di selezionare, taglio ed incollaggio su foglio (questo e probabile perché era il riflesso di una relazione nel piccolo gruppo difficoltosa, spesa non propriamente ad essere centrata sul compito). Così e per chi mostrava difficoltà nel relazionare in pubblico, si è chiesto agli altri/e (al pubblico) d’interpretare quanto veniva loro proposto in forma di immagini assemblate.
Attraverso questo passaggio anche coloro che avrebbero dovuto essere i primi attori (raccontando agli altri quanto avevano espresso in forma di immagini), è diventata una forma propedeutica per poter esprimersi verbalmente, cioè nell’aggiungere precisazioni, nel migliorare il messaggio ricevuto dagli altri/e, nell’argomentare e sostenere la propria visione diversa o simile a quella ascoltata dall’esterno.

LE PRESENTAZIONI


Parte delle presentazioni colgono l’obiettivo di risultare dei veri e propri loghi, cioè delle immagini che riducono ad un semplice simbolo un messaggio complesso (un compito indubbiamente difficile da esprimere in sintesi), per i più siamo ancora in una fase di “racconto” per tante immagini. Quello che però risulta bene sviluppato, che è stato maturare dai ciascuno e ciascuna del gruppo, è una superiore forma di verbalizzazione del tema dell’inclusione sociale, che per imparare ad esprimersi verbalmente ha attraversato ed anche ha imparato ad usare a ricorrere ai simboli ed immagini che rappresentano altro (appunto l’inclusione sociale elaborata da altri esterni alla classe), colori e relazioni/disposizioni spaziali tra elementi. In sostanza, una forma espressiva (quale quella fondata sulle immagini) ha supportato lo sviluppo di un’altra forma espressiva (quale quella verbale), così essenziale per chi vuole fare il giornalista che intervista il lo gli le sconosciuti/e.

Veniamo adesso all’altro obiettivo, quello di poter sostenere con confidenza un ruolo – quello dell’intervistatore/ giornalista, che agisce in strada o in una piazza della città, in una situazione all’aperto, e che porta con se un’alta imprevedibilità dei fatti, delle relazioni che possono instaurarsi con il/la passante, delle cose che possono succedere senza che le si sia programmate. costruire la telecamera

Nel secondo incontro la classe ha sviluppato piccole scenette in cui due erano i principali ruoli in gioco: il giornalista che intervista e il passante che risponde, molte volte c’era anche il video-cameraman che accompagnava. In tali scenette chi inventa le scenette e le mette sulla scena, aveva prevalentemente affrontato queste questioni: il mettere in scena qualcosa di condiviso in piccolo gruppo (collaborare ed avere risolto pacificamente e creativamente divergenze, senza portare alla "rottura" del gruppetto di lavoro); di esprimersi avendo in mente un pubblico che guarda e che ascolta e che come tale deve essere messo nelle condizioni di comprendere il messaggio che si vuole loro lanciare, questa volta usando il corpo e la parola, l'uso dello spazio e del tempo; di avere elaborato un nucleo di domande e possibili risposte centrate sul tema diritto al gioco all’aperto e diritto al gioco inclusivo.
Tutto questo ha portato entusiasmo nel gruppo classe, nonché la consapevolezza che non è poi così semplice fare il giornalista di strada.

giocare a fare i giornalsiti ingrandimento giocare a fare le giornalsite ingrandimento giornalisti giocare a ingrandimento
Queste immagini sono istanti di scenette diverse che rappresentano il gioco del "fare finta di essere giornalisti in strada in relazione a passanti":
 
giornalisti per gioco ingrandimento      
 

Ora, nel terzo incontro si chiede ai diversi gruppetti di mettere in scena quanto fatto nella prima volta (nel secondo incontro), tornando a lavorare con gli stessi componenti (che si spera sia stata una soddifacente esperienza), ricorrendo a domande predefinite dagli stessi attori, eventualmente migliorando le tre questioni descritte sopra, ed anche di integrare nella scenetta una nuova sfida: inserire un imprevisto che potrebbe succedere stando in strada, in piazza, interagendo con persone che non si conoscono e che si incontrano per la prima volta lì, nella situazione che non ha niente di programmato ma tutto è in presa diretta. L'affiatamento del gruppetto ed il copione di domande da loro elaborate, reastano le sole uniche due cose per i "giornalisti in erba” su cui appoggiarsi dentro ad una situazione imprevedibile.
La situazione proposta nel terzo incontro sostanzialmente richiede ai gruppi di mettere in scena possibili imprevisti con cui fare i conti, al fine di aumentare la confidenza in se stessi/e e la probabilità che quanto attraversato nel training teatrale potrebbe tornare utile nella vita vera.

LISTA DEGLI IMPREVISTI

Dopo avere mostrato la scenetta si chiede al gruppo di descrivere quale era l’imprevisto e come lo si è risolto, ed eventualmente come lo si sarebbe potuto risolvere altrimenti e/o con maggiore efficacia.ospite a sorpresa

L’incontro ha avuto anche un ospite inatteso, a sorpresa, con cui tuta la classe si è coinvolta a sperimentare quanto fatto sino ad ora, cioè intervistare una bambina di un'altra classe proprio facendogli quelle domande che si sarebbero fatte agli adulti.
L’ospite inattesa si è saputa destreggiare nel suo ruolo talmente bene che tutti/e erano attorno a lei a fare domande pertinenti sul diritto al gioco per tutti/e in una situazione che non era gioco, ma profondamente seria. In tale situazione sembrava di avere già visto quella scena in cui un nugolo di giornalisti e cameraman “assediavano” con domande e presenza che circonda (quasi soffoca) il politico, lo sportivo d’eccezione, il personaggio di spettacolo del momento

Ancora una questione resta da porre al gruppo e che fa la differenza tra l’essere tra amici/amiche in classe e l’essere in strada, in relazione con passanti che non si conoscono: la “forma”, i rituali d’incontro che premettono ad una buona e rispettosa relazione, con cui ci si presenta all’altro, con cui si ferma una persona con gentilezza in strada per avviare una relazione orientata a fare una richiesta, una serie di domande che anche indagano nel personale dell’altro/a…

III incontro con la classe nuova (coloro che hanno cominciato da quest'anno il percorso di Diritti in gioco)

Le attività del terzo incontro e con ogni classe nuova coinvolta, hanno portato i gruppi classe a recuperare le scenette elaborate nel secondo incontro allo scopo di rappresentare non solo gli ostacoli al gioco, ma anche le possibili soluzioni, che però avessero un carattere accessibile a realistico, cioè realmente praticabili dai bambini/e stessi.

raccontare ingrandimento lo spazio ingrandimento
L'avvio dell'incontro ha richiesto di smuovere banchi e sedie per creare spazio utile per le attività di teatro, e poi la prima attività (che ha introdotto le sucessive) concerneva il racconto di quanto genitori e nonni hanno espresso rispetto ai loro ostacolo/i al gioco (quando erano bambini/e)
costruire la storia prove ingrandimento
Due momenti della preparazione della scenetta: confrontarsi verbalmente per decidere cosa e come mettere in scena, e poi le prove di teatro in cui il corpo, l'espressività, l'uso dello spazio e del tempo, sono le protagoniste chefanno la performance gradevole e comunicativa, dentro la cornice del "fare finta di"
scenetta ingrandimento scenetta con improvvisazione improvvisazione
Le scenette dinamiche: la prima immagine mostra il piccolo gruppo mettere in scena una breve storia che ha una preparazione a monte; nella seconda immagine c'è l'imprevisto dell'ingresso di una persona in più con un'idea che tenta di trasformare il finale della storia rispetto a quanto programmato

Per arrivare a comprendere questo e prima di avviare le scenette, si è messa ogni classe in una situazione di confronto con i concetti di accessibilità e realismo.
Questo lo si è fatto a partire dal racconto espresso da alcuni bambini/e rispetto a ciò che avevano raccolto dall'indagine svolta in famiglia su quali erano gli ostacoli che genitori e nonni (quando loro erano bambini/e), questi ostacoli ha permesso anche di approcciarsi al documento "Ostacoli al gioco all'aperto" realizzato in questi anni ascoltando i bambini/e, confrontando il tutto con quanto ogni classe aveva trovato.
Questa rievocazione ha anche permesso di stimolare la classe a guardare con un maggiore raggio d'azione le loro scenette, eventualmente di arricchirle, o anche in alcuni casi si è verificato che qualche gruppetto di lavoro le ha volute cambiare per orientarsi su altro ostacolo al gioco all'aperto da mettere in scena.

Prima di avviare i nuovi lavori (le scenette dinamiche) si è anche verificato con la classe che vi fosse una diffusa soddisfazione tra i componenti dei vari gruppetti a mantenere uguale la composizione tra di loro. In alcuni casi si è operato per rivedere le formazioni, assecondando desideri ed interessi dei singoli/e, arrivando a ricostituire dei gruppetti che ahnno poi lavorato fino alla fine dell'incontro con buon apprezzamento.

LE SCENETTE DINAMICHE

Ogni gruppetto e a turno, ha avuto modo di presentare la propria rappresentazione dell'ostacolo e della soluzione ad esso. Una volta eseguita la breve performance teatrale si è chiesto al gruppo di uditori quale ostacolo e quale soluzione era adottata nella performance. A partire dalla comprensione del messaggio e da una sua riformulazione verable, si è poi richiesto al gruppo di ideare possibili alternative.
L'autore o l'autrice di tali alternative, dopo averle esposte verbalmente era invitato/a a prendere parte alla scena, che veniva riproposta identica dal gruppetto di turno ma con l'aggiunta che il nuovo personaggio sarebbe entrato in scena quando l'avesse desiderato, e allo scopo di cambiare i destini della storia, rendendo la soluzione al problema più accessibile e più realistica. Da una scenetta "programmata" si passava cosi' ad una "improvvisata", e nel pubblico si è osservato una vera "tesione" di ascolto e meraviglia nel vedere come le cose note prendevano inaspettatamente un altra forma.
Con quest'operazione diventava nache più concreta la possibilità di distinguere tra soluzioni al problema fantasiose e realistiche, tra quelle accessibili al bambino/a (che le può mettere in atto da solo o con altri bambini/e) oppure quelle che comunque richiedono l'intervento/dipendenza dall'adulto.

laboratorio Diritti in gioco

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