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Ravenna e la cultura ludica partecipata

 

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dialogando con i genitori 2014

Laboratorio itinerante "Dialogando con i genitori"

fondazione cassa di risparmio
attività sovvenzionata dal bando vinto con al Fondazione Cassa di Risparmio

Dalla valutazione dell'esperienza precedente, effettuata con il team di persone che l'anno scorso si sono preoccupate di ideare organizzare e realizzare la Festa del 26 maggio 2013, sono emersero due importanti questioni che, con il progetto "Dialogando con i genitori" e la collaborazione con l'associazione Psicologia Urbana e Creativa, si avrebbero voluto affrontare in questa seconda edizione della Festa del Diritto al gioco.

PRIMO - Si era osservato che la presenza di un alto numero di frequentatori adulti alla festa dell'anno scorso non è direttamente significativa nell'attribuzione di valore e centralità del giocare nella vita delle generazioni in erba nè della comunità. Infatti il gioco durante la festa è stato molto praticato dai minori di età (avendo la libera scelta di decidere in cosa coinvolgersi); poi si sono notati molti adulti che si facevano a supporto del gioco dei bambini/e (anche interagendo con bambini/e che non erano del loro nucleo familiare), soprattutto nell'area regolata dagli operatori della scuola dell'infanzia e in strada con il gioco dei carettini; ma il gioco è stato poco "coscientizzato", è stato vissuto ma non altrettanto riflettuto dagli adulti come fatto importante della vita, e che ha uno specifico, essenziale posto tra i 54 articoli della Convenzione sui Diritti dell'infanzia, come le Nazioni Unite ha sancito dal 1989.

SECONDO - Si era anche constatato che l'elevata presenza di adulti di altro background culturale non è direttamente collegata ad una fervente interazione culturale, ma è stata evidente manifestazione di un contesto multiculturale soprattutto tra gli adulti. Nel contesto della Festa, se per le nuove generazioni era normale interagire piacevolmente e creativamente tra loro, al di là della provenienza e radici culturali della famiglia di origine, non lo è stato per gli adulti. La barriera linguistica la si mette al primo posto come possibile ostacolo. Ma da parte nostra c'è anche la necessità e desiderio di saperne di più.

Da febbraio 2014 fu attivato un tavolo di confronto con il team preposto dell'Ass. Psicologia Urbana e Creativa al fine di determinare modalità "leggere" ed efficaci di portare questo messaggio, ed in contemporanea avviare un'indagine sugli ostacoli che oggi impediscono ai bambini/e di giocare all'aperto, anche senza la supervisione e guida dell'adulto.

Nacque l'idea di "cogliere" gli adulti che accompagnano i bambini/e al gioco, innanzitutto in un contesto quale quello del progetto IO FUORI GIOCO (che si si sperava si replicasse anche quest'anno), e poi anche durante la Festa, godendo del supporto alla traduzione linguistica e culturale offerto dagli operatori dell'Ass. Terra Mia.

Il dialogo, così come ad oggi è stato pensato, dovrà superare l'iniziale diffidenza che esiste tra persone che non si conoscono ma che però hanno qualcosa in comune - in questo caso il gioco di qualità per i minori di età.
Fare leva su argomenti di racconto e confronto quali le memorie ludiche degli adulti e la vita ludica delle nuove generazioni lo si considera un elemento chiave. Come anche temi quali il rischio ed il pericolo che è nell'esperienza ludica in rapporto con l'apprendimento che, attraverso l'esperienza ludica stessa, i bambini/e possono ricavare. Un apprendimento nei confronti di se stessi, degli altri, della relazione con gli altri ed il mondo. Facendo questo in un continuo gioco di rimando e confronto tra ieri ed oggi, qui e là.

Là dove si rileverà la disponibilità, si desidera anche video-filmare una sintesi del dialogo, che in quel caso prenderà la forma dell'intervista ad una serie di domande aperte.